Origini e formazione
Pierre de Bérulle nacque nel castello di Cérilly, nell’attuale dipartimento dell’Yonne, vicino al villaggio di Bérulle, oggi nell’Aube, presso Aix-en-Othe. Studiò dai Gesuiti e all’Università di Parigi. Ancora giovane scrisse un Discorso sull’abnegazione interiore. Fu ordinato sacerdote nel 1599.
Nel 1600 attirò l’attenzione di Enrico IV durante la disputa pubblica di Fontainebleau: assistette il cardinale Du Perron nei colloqui con i protestanti, tra cui Philippe de Mornay. Nel 1602 incontrò Francesco di Sales.

Introduzione delle carmelitane riformate e della Società dell’Oratorio
Nel 1604 introdusse in Francia le carmelitane riformate secondo la regola di santa Teresa d’Avila, indipendenti dall’Ordine dei Carmelitani scalzi. Con Barbe Acarie fondò il loro primo convento, quello delle Carmelitane del Faubourg Saint-Jacques.
Fu soprattutto all’origine della Società dell’Oratorio, che fondò in Francia l’11 novembre 1611 sul modello della Congregazione dell’Oratorio istituita a Roma nel 1575 da san Filippo Neri. […] Era una congregazione di sacerdoti che vivevano in comunità, chiamati a «tendere con coraggio alla perfezione della vita evangelica», senza pronunciare voti solenni e al servizio dei vescovi.
In diciotto anni Bérulle fondò sessanta case dell’Oratorio e quaranta conventi carmelitani. Gli Oratoriani francesi parteciparono così attivamente alla riforma del clero nel XVII secolo. Il celebre gesuita Coton definì la congregazione «necessaria per la Chiesa»; san Francesco di Sales disse di non conoscere «nulla di più santo e utile per la Chiesa e per Dio».

Cardinale e uomo di Stato
Nel 1625 accompagnò in Inghilterra Enrichetta Maria di Francia, figlia di Enrico IV e moglie di Carlo I, e fu suo cappellano durante il primo anno del soggiorno. Nel 1627 fu creato cardinale; avrebbe rifiutato la dignità se il papa non gli avesse ordinato espressamente di accettarla. L’8 novembre 1627 papa Urbano VIII emanò il breve che ordinava di unire la Società di Bretagna alla Congregazione di San Mauro. Il nunzio in Francia era Bernardino Spada.
Bérulle ebbe un ruolo importante anche nella vita politica: fu a capo del Consiglio della regina madre Maria de’ Medici e membro influente del partito dei devoti, attirandosi l’ostilità del cardinale Richelieu. Dopo aver riconciliato Luigi XIII con la madre, fu nominato consigliere di Stato. La sua politica, favorevole all’Austria e contraria a quella di Richelieu, lo allontanò presto dal potere. Nel 1630 il partito dei devoti scomparve dopo la Giornata degli Ingannati.
Nel novembre 1627, durante una conferenza tenuta dal signor de Chandoux nella casa del nunzio pontificio Guidi di Bagno, Bérulle impose a Cartesio, come obbligo di coscienza, di contribuire alla riforma della filosofia e all’apologetica.
Fonte:Wikipedia
Spiritualità
A cura di Huguette Caron, r.e.j. · 26 gennaio 1993
Paul Cochois apre i suoi scritti su Bérulle e sulla Scuola francese con queste parole: «Senza Bérulle mancherebbe qualcosa di essenziale alla vita spirituale della Francia e al pensiero cristiano». Sacerdote nel pieno senso del termine e mistico, Bérulle fondò 43 conventi carmelitani e 41 case dell’Oratorio nella prima metà del XVII secolo. La sua unica passione, ricorda Paul Cochois, era far scoprire alle anime, perché ne vivessero, le insondabili ricchezze del mistero del Verbo incarnato.
Nel Point théologique Fernando Guillén Preckler paragona Bérulle a Giovanni Battista. Scrive, in sintesi: «Come un nuovo Giovanni Battista, Bérulle, apostolo del Verbo incarnato, lo indica e fa conoscere al mondo i suoi misteri, le sue azioni, le sue parole, i suoi miracoli e le sue sofferenze, ma anche la sua persona, i suoi stati e la sua grandezza. Lo fa venerare, servire, adorare e amare, affinché formi in noi l’immagine viva della sua vita».
Paul Cochois apre i suoi scritti su Bérulle e sulla Scuola francese con queste parole: «Senza Bérulle mancherebbe qualcosa di essenziale alla vita spirituale della Francia e al pensiero cristiano». Sacerdote nel pieno senso del termine e mistico, Bérulle fondò 43 conventi carmelitani e 41 case dell’Oratorio nella prima metà del XVII secolo. La sua unica passione, ricorda Paul Cochois, era far scoprire alle anime, perché ne vivessero, le insondabili ricchezze del mistero del Verbo incarnato.
Nel Point théologique Fernando Guillén Preckler paragona Bérulle a Giovanni Battista. Scrive, in sintesi: «Come un nuovo Giovanni Battista, Bérulle, apostolo del Verbo incarnato, lo indica e fa conoscere al mondo i suoi misteri, le sue azioni, le sue parole, i suoi miracoli e le sue sofferenze, ma anche la sua persona, i suoi stati e la sua grandezza. Lo fa venerare, servire, adorare e amare, affinché formi in noi l’immagine viva della sua vita».
Secondo padre Fernando Guillén Preckler, spetta a Bérulle il merito di aver introdotto in Francia la «via» dell’infanzia spirituale, che la piccola Teresa avrebbe poi insegnato al mondo.
Per Bérulle si può contemplare Dio soltanto nel mistero del Verbo incarnato. Se Cristo è il maestro della nostra conoscenza e della nostra vita, la meditazione dei suoi misteri è la fonte più feconda della preghiera. Gesù è il vero Sole verso cui la terra dei nostri cuori deve tendere senza sosta. Come osserva il sulpiziano P. Pourrat, la devozione di Bérulle non si rivolge in modo privilegiato all’umanità di Gesù, ma a Gesù nella sua totalità.
Henri Bremond definì Bérulle uno dei più grandi contemplativi della Chiesa. Secondo Louis Cognet, il pensiero berulliano è essenzialmente una mistica della vita cristiana integrale. Il frutto più grande della sua contemplazione è l’adesione a Dio: unione mistica tra il Salvatore e il fedele, flusso vitale dal capo alle membra, comunicazione degli stati, delle disposizioni e delle virtù di Gesù al discepolo. È un dono di Dio e, insieme, un atto libero dell’anima.
Queste parole bastano a suscitare in noi rispetto, venerazione e amore per Bérulle, fonte pura della Scuola francese di spiritualità. Come scrive G. Pelle ne Le mystère de la sainteté du Christ selon le Cardinal de Bérulle, essa «ama contemplare anzitutto le meraviglie della vita divina nell’anima di Gesù». Celebra questa vita interiore e considera come la grazia fluisca dal capo alle membra del corpo mistico di Cristo e come i fedeli facciano propri gli stati di Gesù.
Fonte:Huguette Caron, r.e.j., 26 gennaio 1993
Alcuni aspetti del teocentrismo di Bérulle
Il teocentrismo
In un secolo che esaltava ogni grandezza e la gloria umana, Bérulle volle rimettere Dio e la religione al centro della vita.
Per farlo occorreva scalzare l’uomo, che si era posto al centro dell’universo e giudicava ogni cosa, persino Dio, in rapporto a sé. Il teocentrismo di Bérulle, al contrario, definisce l’uomo in relazione a Dio e rimette il mondo al suo posto.
Il fervore di Bérulle
Bérulle torna instancabilmente su una verità che non smette mai di esprimere e che ravviva il suo fervore: non il timore dell’inferno, il desiderio di perfezione o l’amore del prossimo, ma la scoperta di Dio.
È la scoperta di Dio. La grandezza di Dio è un’affermazione affascinante, che Bérulle non smette di approfondire e di vivere. Il rispetto di Dio non limita l’amore per lui, ma ne esprime la delicatezza.
Lo sguardo di Bérulle
Bérulle capisce che chi guarda ai propri piedi rischia meno di inciampare, ma può smarrirsi; chi tiene gli occhi fissi sull’orizzonte procede più diritto verso la meta. Così, nella vita interiore, si può badare agli obiettivi immediati oppure contemplare il fine ultimo. Bérulle non guarda ai propri piedi: alza lo sguardo e dirige il pensiero verso il Signore, suo centro. Afferma: «Bisogna anzitutto guardare a Dio e non a sé stessi; non agire cercando sé stessi, ma con lo sguardo puro rivolto a Dio».
Il rispetto di Dio
Il rispetto di Dio non limita l’amore per lui, ma ne esprime la delicatezza. La grandezza della maestà divina non è mai separata dalla sua bontà.
L’uomo, «sacerdote del creato»
La contemplazione della natura visibile può rendere l’uomo adoratore dell’Invisibile, che con la sua onnipotenza ha tratto ogni cosa dal nulla. Quando l’uomo glorifica Dio a nome di tutto ciò che esiste, diventa «sacerdote del creato».
L’adorazione
«L’adorazione è uno slancio del cuore, uno slancio d’amore ed entusiasmo, in cui vibra un’ammirazione sconfinata che colma l’anima di una gioia inalienabile: sapere quanto è grande colui che ama!»
L’adorazione di Bérulle si fonde con l’amore e si meraviglia delle perfezioni infinite di Dio. È la delicatezza di questo amore a ispirargli rispetto e riverenza.
Inoltre, per Bérulle l’adorazione non si limita ad atti singoli: tende a diventare uno «stato permanente».
Gesù, perfetto adoratore
Secondo Bérulle, in Gesù Cristo troviamo il «supplemento» delle nostre adorazioni: il «perfetto adoratore», il vero «religioso» per stato. La sua lode infinita può diventare la nostra. A noi spetta aderirvi, parteciparvi e offrirla al Padre.
L’amore di Dio
Per Bérulle, l’amore di Dio non è naturale. La possibilità di amare Dio è troppo grande per essere attribuita alla sola natura.
Fonte:Huguette Caron, r.e.j., 26 gennaio 1993
Fonte: canale ufficiale di Croire.com
L’uomo per l’uomo
Poiché vi degnate di donarci una parte così grande della vostra grandezza e del segreto del vostro amore, in un’opera così grande, partecipiamo con voi, entriamo nei vostri progetti, nei vostri interessi e nei vostri sentimenti; siamo vostri totalmente e per sempre.
Pierre de Bérulle
Da Bérulle a Giovanni Eudes
L’insegnamento di Bérulle, che unisce armoniosamente tenerezza e gravità, teologia e devozione, dottrina e poesia, semplicità e grandezza, rinnovò la devozione alla Vergine Maria. Nelle sue pagine il lettore scoprirà i fondamenti della devozione mariana, radicata nella grazia dell’Incarnazione, che ci fa conoscere non il Figlio di Dio da solo, ma il Figlio insieme a sua madre.
La grandezza della Scuola francese di spiritualità consiste nell’aver arginato il fiume dell’umanesimo entro rive cristiane, senza spezzarne il corso. Bérulle resta il fulcro del suo pensiero; Condren vi aggiunge il fervore, Olier la saggezza e la capacità espressiva, Giovanni Eudes gli accenti della sua ardente fede.
Huguette Caron, r.e.j.,
Morte e memoria
Pierre de Bérulle morì improvvisamente mentre celebrava la messa, il 2 ottobre 1629, all’età di 54 anni. Dal 1955 è sepolto nella cappella del collegio di Juilly, collegio oratoriano, insieme a Charles de Condren, suo successore e fondatore dell’istituto.
Un busto commemorativo con iscrizione e stemma si trova oggi nel deambulatorio della chiesa di Saint-Eustache a Parigi.
